Letteratura haitiana: lingua, resistenza e identità

Published : 13/03/2018 13:47:43
Categories : Letteratura latinoamericana

È difficile classificare la letteratura haitiana, ma di sicuro possiamo sostenere che ad Haiti c’è stata e c’è un’importante produzione di opere letterarie.

Letteratura haitiana dalle origini all'epoca contemporanea

Haiti

Fra il 1915 e il 1934, periodo dell’occupazione americana, nasce ad Haiti un importante movimento letterario, l’Indigenismo, a cui fanno capo intellettuali e scrittori volti a consacrare e difendere il concetto di “haitianità”. L’opera emblematica di questa corrente letteraria è “Ainsi parla l’oncle” (Così ha detto lo zio) di Jean Price-Mars, opera pubblicata nel 1928 e che raccoglieva i testi pronunciati dall’autore nel corso di una serie di conferenze tenute a partire dal 1920 proprio durante l’occupazione americana, ma al di là dei trattati di natura sociologica o antropologica, due sono i titoli che hanno segnato senza ogni dubbio la letteratura haitiana contemporanea: “Gouverneurs de la rosée” (Governatori della rugiada) di Jacques Roumain e “Compère Général Soleil” (Il mio amico Generale Sole) di Jacques Stéphen Alexis.

Nell’opera di Jacques Roumain ci troviamo di fronte a una profonda e minuziosa conoscenza etnografica delle zone rurali di Haiti. Quasi venti anni dopo, Jacques Stéphen Alexis ci catapulta nella crudele realtà socioeconomica del Paese e del suo popolo costretto a condizioni di lavoro inumane pur di sopravvivere.

Tutti i lettori latinoamericani hanno preso coscienza di cosa si stesse vivendo nel Paese solo grazie alle opere di questi due autori ed è anche merito loro se la popolazione sia riuscita a fondare la Prima Repubblica Nera del Nuovo Mondo e a ottenere solidarietà internazionale. Né la dittatura di Papa Doc né quella di Baby Doc riuscirono a silenziare le voci letterarie di Haiti.

Ciononostante, la situazione politica ed economica del Paese obbligò molti all’esilio e così troviamo in Canada Emile Ollivier, Dany Laferriére, Antony Phelps, Serge Legagnur e Joel Desrosiers e in Francia René Depestre, Jean Metéllus e Jean-Claude Charles.

Dobbiamo sottolineare che la letteratura haitiana rappresenta un paradosso in quanto nonostante l’altissimo tasso di analfabetismo che affligge il Paese, ha prodotto un importante patrimonio letterario in francese, elemento a cui si aggiunge un secondo paradosso, ossia l’esistenza di una produzione parallela, nata a partire dal ventesimo secolo, in lingua creola, scritta principalmente da autori francofoni. Questo aspetto ci presenta spunti di riflessione sul concetto di letteratura nazionale e ci fa avanzare domande in merito alla questione dell’identità.

Dobbiamo tenere in considerazione il territorio, la nazionalità, la tematica o la lingua? Questo dibattito è decisamente ampio e va affrontato senza settorialità, considerando che il primo esodo è avvenuto negli anni Sessanta e a partire dal 75-80 è emersa una nuova generazione di scrittori che ha vissuto parte della sua infanzia ad Haiti e il cui ricordo serve a nutrire il loro immaginario. Questo è il caso di Jean-Claude Charles, autore di “Manhattan blues”, in cui il protagonista, Ferdinand, sostiene: “Sono uno scrittore, questa è la mia nazionalità”. Non vanno, poi, dimenticati gli autori di origine haitiana che scrivono in inglese o spagnolo come Edwige Danticat e Micheline Dussek. Con questa generazione, relativamente recente, emergono profondi mutamenti che influiscono nella creatività letteraria e che agiscono dalla metropoli del nord con gli arricchimenti delle culture del sud e che ci portano a riflettere sulla nozione di identità che caratterizza questa letteratura.

La letteratura haitiana è senza dubbio un’espressione esistenziale, l’espressione della resistenza e della vita di una nazione. Celebrare la letteratura di Haiti è un modo per solidarizzare con un popolo che nonostante le circostanze storiche, politiche e naturali, rappresenta per i Caraibi e per l’intera America Latina, una nazione forgiata nell’onore e nell’orgoglio di essere -e fare- patria e cultura.

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